Varanasi

L’ultima tappa del viaggio in India del Nord, la più lunga, è stata Varanasi, la città sacra di Shiva, dove sono rimasto 11 giorni. Varanasi è un luogo senza dubbio ricco di fascino, ma anche sporco e molto povero, e legato in modo profondo al fiume sacro che lo attraversa, il Gange, o Ganga.

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La città vecchia

Varanasi si distingue dalle altre città dell’India del Nord finora visitate poiché, almeno nella città vecchia, i vicoli sono così stretti che non ci possono passare le auto né i tuk tuk, che è senz’altro un bene, ma ovviamente non mancano moto e motorini. Orientarsi è abbastanza facile perché anche se ci si dovesse perdere nel groviglio di vicoli, alla fine si arriva sempre sul Gange. Al di fuori della città vecchia ci si muove con i tuk tuk o i risciò.

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La città si può girare benissimo da soli, ma affidarsi a una guida o una persone locale aiuta senz’altro a perdere meno tempo e rimediare qualche dritta. Personalmente ho fatto così ed è stata una buona scelta, in particolare per il supporto nel tour fotografico della città (e della gente).

Il Gange e i ghat

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A poca distanza l’una dall’altra, lungo il Gange sorgono delle scalinate, dette ghat, dalle quali si accede a palazzi, a templi o semplicemente ai vicoli della città vecchia. I ghat sono circa 80 ognuno contrassegnato con un nome e spesso una funzione specifica. Ad esempio c’è il ghat delle cremazioni, quello delle cerimonie serali o di quelle all’alba.
Un giro in barca sul Gange è un must per ogni viaggiatore, se non altro per vedere la città da una prospettiva frontale, cosa che altrimenti non sarebbe possibile.

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Di seguito alcuni dei ghat più frequentati e perché:

Dashashwamedh Ghat: su questo ghat si tiene ogni sera alle 7 una delle cerimonie religiose più scenografiche di Varanasi. Viene seguita da una gran folla di persone e vista la partecipazione calorosa, le canzoni, i tamburi e il battito di mani ad accompagnare la musica, sembra quasi un concerto. Oltre alla folla sugli scalini del ghat, altrettante persone seguono lo spettacolo dalle barche in riva al Gange.

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Assi Ghat: è il ghat più a sud, raggiungibile a piedi dalla città vecchia in una ventina di minuti. In questo ghat ogni mattina dalle 5 alle 7 si tengono diversi appuntamenti: il saluto al Gange, una celebrazione religiosa, musica e infine yoga. Ognuno può venire e partecipare liberamente.
Manikarnika Ghat: è il ghat delle cremazioni. E’ possibile accedervi ma è vietato fare fotografie.

Le cremazioni

Milioni di induisti vengono a Varanasi per morire perché credono che la cremazione nelle acque del Gange consenta di raggiungere la moksha, la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni.
Come avviene la cremazione? Innanzitutto la famiglia deve comprare il legno, che ha un prezzo fisso e viene venduto in base al peso. Il corpo viene trasportato in riva al fiume su una barella sorretta dai parenti e coperto: viene poi preso dagli addetti alle cremazioni, inserito all’interno di diversi strati di legna e quindi arso.
Per chi non ha abbastanza soldi per l’acquisto della legna, esiste un ghat minore dove viene usato un forno ed è possibile la cremazione ad un costo più basso.

Alcune categorie di persone non vengono cremate, ad esempio i bambini, le donne in cinta, i sadu (santoni) e coloro che sono stati punti dai cobra. I sadu perché in vita hanno già raggiunto il nirvana, e non hanno bisogno della cremazione; coloro che sono stati morsi dai cobra perché in realtà non sono morti, ma in coma. I corpi di questi non vengono cremati ma posti su una piccola zattera di legno, coperti da un panno e lasciati andare dalla corrente del Gange. Insieme al corpo viene inoltre lasciato un bigliettino con il nome della persona e dei dati di riferimento, nella speranza che qualche sadu che vive sulle sponde del Gange sia in grado di estrarre il veleno dal corpo, far uscire dal coma la persona e farla tornare dai propri cari.

Tour fotografico

Per chi è appassionato della fotografia delle persone, Varanasi è un vero paradiso: tra santoni dal volto completamente truccato, donne dai vestiti coloratissimi e uomini all’opera nei mestieri più disparati, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il problema è che questo tipo di fotografica richiede un approccio corretto e non aggressivo verso il soggetto e quindi anche la conoscenza della lingua. E’ in questa circostanza che la presenza di Manoj, la guida, si è rivelata molto utile, permettendomi di scattare foto alla gente del posto e di conversare con loro. Qualcuno era sorpreso della richiesta, qualcuno intimidito e qualcuno molto orgoglioso, tanto che chiedeva di essere fotografato ancora. A volte abbiamo lasciato delle piccole mance alle persone ritratte.

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Al termine del giro fotografico siamo tornati sulla via principale nel punto in cui vengono preparati i pasti per i poveri; li abbiamo serviti e abbiamo lasciato un’offerta, come fanno quotidianamente molti abitanti di Varanasi per migliorare il proprio karma.

Moghul town

La Moghul town è il quartiere di Varanasi dove si trova la maggior parte dei laboratori in cui vengono lavorati i tessuti e in particolare la seta. In genere si viene qui sempre con una guida, visto che il posto è lontano dal centro e non frequentato dai turisti, e ogni secondo della mattinata è scandito dal rumore gracchiante delle macchine per la tessitura.

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Sarnath

Sarnath è un centro buddista situato nella zona periferica di Varanasi; è una delle 4 città del circuito buddista (un’altra è Lumbini, in Nepal). Ci sono templi delle comunità di vari paesi, tra cui Giappone e Cina, e poi un giardino con l’albero a ridosso del quale di dice che Buddha abbia tenuto il suo primo discorso. Sarnath è un luogo molto significativo per i buddhisti, ma la maggior parte dei templi che vi si trova sono moderni e non molto belli.

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Da Varanasi raggiungerò in autobus Kathmandu, in Nepal, dove nel 2014 ho trascorso 3 mesi e mezzo e che ho qualche timore di vedere ancora ferita dal terremoto dello scorso anno.

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